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Melone

Nome botanico: Cucumis melo

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Il melone è una pianta rampicante oppure strisciante e con questo nome si indica sia la pianta che il suo frutto, commestibile, molto profumato e dolce: appartiene alla famiglia Cucurbitaceae e il termine scientifico è Cucumis melo.

L'estensione dell'apparato radiale arriva fino a 150 centimetri, mentre sul fusto ramificato crescono le foglie con lungo picciolo e i fiori a 5 lobi di colore giallo. Il melone è coltivato in gran parte del mondo per i suoi frutti, che crescono ogni anno; tuttavia, nonostante il fatto che la fioritura duri da maggio a settembre e sia molto abbondante, solo il 10% fruttifica.

Origini e storia

Questa pianta proviene dall'Asia o dall'Africa e cominciò a diffondersi nel bacino del Mediterraneo intorno al V secolo a.C., per poi arrivare in Italia nel I secolo d.C.: infatti fu classificato per la prima volta da Plinio il Vecchio.

Tra i Romani il melone conobbe subito un grande successo, anche se veniva considerato una verdura e consumato sotto forma di insalata.

Esistono tante varietà diverse di melone, che si differenziano in base al loro frutto: infatti il colore della polpa va dal giallo al bianco e all'arancio. I meloni d'inverno hanno un gusto che ricorda quello della pera, con la polpa bianco-rosata: è un piatto tipico natalizio in Sicilia e ha la buccia liscia. Invece la varietà 'cantalupo' è originaria della località omonima sui colli di Roma, ha una polpa giallo-arancio, una superficie liscia ed è di media grandezza. Infine i meloni retati hanno la polpa bianca, mentre il melone amaro è usato come pianta medicinale. Inoltre il melone viene impiegato come frutto se raccolto maturo e come verdura se colto acerbo.

Proprietà nutritive e benefici del melone

Il melone è quasi interamente composto d'acqua (circa il 95% del suo peso totale). Per questo motivo è un frutto molto consumato durante l'estate, in quanto dà sollievo dall'afa e una sensazione di freschezza. Allo stesso tempo consente di alleviare i bruciori di stomaco e di depurare i reni. Inoltre il melone ha un alto contenuto di sali minerali e di vitamine, mentre la percentuale di grassi saturi presenti è pari a zero. In particolare contiene calcio, fosforo e ferro, mentre dal punto di vista delle vitamine sono presenti soprattutto quelle dei gruppi A, B e C.

Bisogna tenere a mente che, proprio per il fatto di essere composto quasi completamente di acqua, il melone ha pochissime calorie, solo 60 calorie per porzione. Infine questo frutto è consigliato a chi soffre di ipertensione o per le persone a rischio di infarto oppure con problemi cardiovascolari: infatti contiene un agente anticoagulante, che previene coaguli nel sangue.

La varietà melone amaro è stata recentemente adottata nel trattamento per la prevenzione del cancro al pancreas.

Utilizzo del melone in cucina

I meloni fanno parte della stessa famiglia delle zucche gialle e dei cetrioli, tuttavia sono molto più dolci così si consumano come frutti. Possono essere mangiati sia crudi che cotti: nel primo caso sono serviti come dessert o come antipasto, oppure come merenda pomeridiana o colazione fresca. Se invece si decide di cuocere il melone, si ottengono marmellate e composte.

In più può servire come ingrediente per realizzare un gran numero di ricette, dai sorbetti alle macedonie, dai gelati ai frullati; sempre in estate si può gustare sotto forma di centrifugato di frutta.

Infine lo si abbina ad altri frutti o verdure, ad esempio per creare spiedini di frutta o insalate: in questo caso lo si taglia a cubetti e lo si serve insieme a cetrioli a fettine sottili. È comunque importante che il frutto sia maturo al punto giusto e ciò si capisce dal suo profumo. Anche i semi, di solito inutilizzati, possono essere consumati: basta lavarli, asciugarli e cospargerli di sale. A questo punto li si frigge in padella a fuoco vivo finchè non iniziano a scoppiettare e li si mangia come salatini.

Curiosità

Il melone era nell'antichità il simbolo della fecondità, ma spesso con questo nome in Italia venivano indicati gli "sciocchi". Nel Cinquecento era considerato nocivo se consumato in grandi quantità, tanto che i medici del tempo collegavano al loro abuso la morte di due pontefici e di quattro imperatori. Ai tempi dell'imperatore romano Diocleziano il consumo di questi frutti era talmente diffuso che fu proclamato un editto per tassare la vendita degli esemplari di oltre 200 grammi di peso.