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Ramolaccio

Nome botanico: Raphanus sativus major

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Il ramolaccio è piuttosto noto con il nome di "ravanello d’inverno", ma è ancora poco diffuso in Italia: infatti la dieta mediterranea non prevede un uso frequente di questa particolare radice, anche se negli ultimi tempi si sta ampliando il suo impiego in cucina. Appartiene alla stessa famiglia dei ravanelli, con i quali ha in comune alcune caratteristiche fisiche; allo stesso tempo risulta molto resistente al freddo e alle basse temperature. È proprio da questa particolarità che la specie deriva il suo soprannome.

A differenza dei ravanelli, si può coltivare nell'orto o sul balcone anche in inverno e in autunno, ha un sapore più piccante e intenso e il suo colore può variare dal bianco al nero. Sensibile alla siccità, il ramolaccio comprende otto specie diverse, originarie del bacino del Mediterraneo, dell'Europa e dell'Asia Centrale. Endemica dell'Asia orientale e centrale, dove gli esemplari raggiungono notevoli dimensioni, la pianta si è diffusa alla fine del Settecento in tutta Europa.

Sopporta bene sia le basse temperature che quelle alte, quindi si può coltivare in tutti i periodi dell'anno. A seconda della varietà è perenne, biennale oppure annuale, anche se in genere tende alla seconda tipologia di crescita. La coltivazione avviene per le radici rigonfie, lunghe 30 centimetri e dal diametro variabile tra i 2 e i 10 centimetri; queste contengono un olio piccante, responsabile del gusto pungente del ramolaccio.

L'ortaggio si caratterizza per le foglie lobate o a forma di penna e per raggiungere un'altezza massima di un metro, anche se in Italia in genere gli esemplari non superano i 40 centimetri. I fiori possono essere viola, bianchi o giallo pallido e il frutto si rompe una volta maturo.

Storia e origini del ramolaccio

Il ramolaccio è originario delle zone dalla Cina e del Giappone. La Gran Bretagna è stata una delle prime, se non la prima nazione occidentale ad importare i semi del ramolaccio, facendo nascere un interesse tale da estendere le coltivazioni fino al sud del suolo britannico.

Proprietà nutritive e benefici del ramolaccio

Il ramolaccio è un ortaggio ricco di sostanze nutritive: infatti presenta alti livelli di sali minerali (specialmente di magnesio e di fosforo) e di vitamina C. Per questo motivo e per il fatto che si può conservare a lungo, è stato usato per secoli come rimedio contro lo scorbuto, malattia causata dalla mancanza di vitamine e di cibi freschi e che colpiva soprattutto gli equipaggi delle navi).

Inoltre il ramolaccio è una pianta con capacità stimolanti, diuretiche e depurative in quanto agisce sul fegato, favorendo la produzione di bile. Infine è un ottimo espettorante.

Utilizzo del ramolaccio in cucina

Le radici di ramolaccio vengono raccolte circa un mese dopo la semina, cioè quando gli ortaggi hanno raggiunto dimensioni tali da poter essere venduti e consumati. A differenza di quanto si pensa, è bene non procrastinare troppo la raccolta, perché si rischia di pregiudicare il sapore della polpa. In genere questa verdura viene usata grattugiata, cruda in abbinamento ad altri ortaggi oppure conservata sotto aceto: ad esempio sono molto apprezzate le insalate a cui si uniscono le radici di ramolaccio tagliate a fettine sottili.

Esattamente come avviene per gli spinaci, le foglie di questo ortaggio vengono usate dopo essere state private della nervatura e dei piccioli: si consumano condite con olio, burro, parmigiano grattugiato oppure altri tipi di formaggio.

Si consiglia l'abbinamento con altre verdure di stagione crude come la carota, la zucca, la cipolla e il cavolfiore. Dal punto di vista della salute, il ramolaccio serve come ingrediente base per succhi e sciroppi grazie ai quali si sfruttano al meglio le proprietà depurative e diuretiche. Per preparare lo sciroppo di ramolaccio, ad esempio, si taglia un ramolaccio nero a fettine sottili e lo si mette a fermentare per 24 ore in un barattolo chiuso ermeticamente inseme a 3-4 cucchiai di miele, zucchero di canna oppure malto.

Curiosità

Pochi sanno che il ramolaccio ha un effetto attenuante sulle efelidi: è necessario tagliare le radici a fettine sottili, coprirle di sale e lasciarle a riposo per alcune ore. In questo modo si ottiene un succo usato come rimedio casalingo per schiarire le efelidi; funziona in maniera efficace anche con tutti i tipi di macchie scure della pelle. In alternativa il succo di ramolaccio viene impiegato dalla medicina popolare come rimedio per la tosse.

In genere le radici hanno una forma allungata, ma vi sono varietà che hanno un aspetto tondeggiante. In Toscana si distingue tra i ramolacci veri e propri e le radici: i primi si consumano con il tonno, le seconde col lesso.